Fiorentini nell’Intreccio: il cappello di paglia

Estate… estate a Firenze! Il caldo si fa opprimente, si guarda al mare, la spiaggia, il gelato, le vacanze, i pantaloni corti… torna fuori dall’armadio cappello di paglia.

Una vera e propria icona della moda estiva, simbolo della donna degli anni ’30 e ’40, che trova le sue origini già nell’Ottocento, usatissimo dalle donne di buona famiglia.

E questa moda evergreen nasce in realtà proprio a casa nostra, nel comprensorio fiorentino. Più precisamente a Signa e trova il suo re in Domenico Michelacci, detto il Bolognino dalla città di provenienza, a cui è intitolato l’unico Museo Italiano della Paglia e dell’Intreccio, appunto a Signa.

Qui si aveva una lavorazione della paglia ancora piuttosto rozza. Il Michelacci intuì che per meglio conquistare il mercato occorreva un prodotto migliore non con la normale paglia grossa, ma utilizzando una materia più fine e raffinata. Dopo quattro anni di esperimenti scoprì che per ottenere quello che voleva occorreva seminare il grano preoccupandosi soltanto della cultura degli steli quanto più sottile possibile.

Piano piano il suo mercato crebbe e trovò affermazione. Così ebbe inizio una vera e propria industria della lavorazione dei cappelli di paglia, che apportò una grandissima ricchezza nella zona con la nascita di numerose aziende la cui produzione raggiungeva anche la maggior parte dei mercati esteri: Parigi, Londra, New York, Vienna, Messico, Avana, Berlino e così via.

La tendenza positiva venne a scemare, dopo aver raggiunto il culmine negli anni Quaranta, per vicende economiche e belliche e per i diversi orientamenti della moda.

Ma se per i grandi stilisti di tendenza è stato il rilancio di un accessorio che non era più considerato alla moda, per Borsalino, che di cappelli se ne intende, il cappello di paglia diventa un continuativo. Accanto al classico ed intramontabile cappello di feltro ecco i preziosi cappelli in paglia “Panama-Montecristi”.

L’Italia, e Firenze, ancora una volta emblema della moda nel mondo.


E allora? Per quest’anno, non cambiare…

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