Ai Wei Wei… vai libero!

Per la mostra d’eccezione che da giorni fa mormorare Firenze, Fuga ha deciso di optare per una visione ‘collegiale’. Il punto di vista delle nostre due reporter… 🙂

– Prima di entrare –


POV 1
Arriviamo a Palazzo Strozzi cariche di aspettative. Gli (antiestetici) gommoni rossi che troneggiano da giorni sopra la facciata in pietra di uno degli edifici storici più belli ed imponenti della città ci avevano ben preparate ad un clima prevaricatore e di pressante denuncia politica.
Veniamo accolte da un’infinita coda.
… che regalino soldi all’interno?
Deve sicuramente essere una mostra magnifica, portentosa, se è così tanta gente ne viene attirata. Sono entrata sperando che la massa fosse stata attirata da un veritiero passa parola, pronta a stupirmi.
Ai Wei Wei, nun te temo!

POV 2
Appena arrivato a Firenze, non ha avuto miglior idea che devastare la facciata di uno dei palazzi storici più belli ricoprendola di gommoni rossi.  Un bel biglietto di presentazione, complimenti! Dopo questa mossa, la mal disposizione nei suoi confronti aveva già toccato il picco massimo, pensate voi arrivare alla mostra e dover pure sorbirsi dieci minuti di fila. Per ingannare il tempo, osservo attentamente l’installazione al centro del cortile e devo ammettere che non ci sta affatto male, quell’ammasso di ferraglia e specchi luccicanti. Poi l’occhio si posa su un palo in legno con dei vasi incastrato a forza tra le antiche colonne rinascimentali e niente, l’odio riprende il dominio del mio corpo. Quest’uomo non ha rispetto e la sua contaminazione del bello mi irrita non poco. Entriamo.

– Impressioni dall’interno –

POV 1
Appena entrata capisco che la denuncia circa il problema dei migranti è soltanto uno specchietto per le allodole.
Ai Wei Wei propone una fervente denuncia, sì, ma al suo stesso Paese.
La Cina è nel mirino. Quella stessa Cina che l’ha rifiutato ed imprigionato.
L’artista propone varie installazioni concentrandosi sui nodi più stringenti di un vastissimo territorio colmo di contraddizioni eppure per certi aspetti statico, pettinato e strettamente organizzato, un po’ militarizzato. I trasporti, le case modulari, le tragedie gestite in modo quasi impersonale. Ecco, quest’anonimato persistente ed imposto che ha sofferto in patria, Ai Wei Wei ce lo sbatte in viso senza fare complimenti… ed andrebbe tutto bene, si apprezzerebbero le opere quanto i toni forti, fino a quando non si arriva alle ultime due sale.
Le ultime due sale sono costellate da fotografie dell’artista che imprime il proprio dito medio ai simboli fregio di cultura ed identità dei vari Paesi, compreso il nostro.
A quel punto è nato in me il forte desiderio di compiere un pellegrinaggio nei luoghi del suo essere: la casa dove è cresciuto, il luogo dove ha dato il primo bacio e la tomba di sua madre ed imprimere il mio dito medio in fotografie simili alle sue, per aprire un canale comunicativo efficiente a comunicargli il mio disgusto per i suoi gesti.

POV 2
Le prime tre sale mi fanno ricredere: messaggi importanti – dal problema dell’inquinamento a quello della censura in Cina –  e rappresentazioni d’impatto, azzeccate. Carina anche la sala con i ritratti in Lego (ammesso li abbia fatti lui ).Poi ritorna improvvisamente il filo conduttore che parte dai gommoni: il deturpamento della cultura e della bellezza. Lui che distrugge un vaso Ming, lui che manda affanculo tutti i siti Unesco del mondo con tanto di documentazione fotografica del suo ditone grasso che inveisce, addirittura una carta da parati da usare per mandare a quel paese il mondo intero.
E questo dovrebbe servire a far pensare, a mettere in discussione i capisaldi della storia e cultura mondiale e la linea educativa dei nostri governi? A me sembra più l’azione di un monello dispettoso che invece che farsi la foto in posa con i parenti a Natale fa una boccaccia di spregio e mostra il dito medio.
Vogliamo poi parlare del piano della Strozzina invaso da sue foto e selfie? Glissiamo che è meglio.

– Conclusioni a posteriori –

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POV 1
Uscita, ho riflettuto.
È stato istantanea ed immediata l’epifania che questa mostra fosse perfettamente riuscita.
Le opere erano interessanti, alcune più anonime ed altre invece ben congegnate, ma appare subito chiarissimo – almeno a me – che al di là del gradimento artistico se una mostra ti fa così arrabbiare, in te ha smosso qualcosa.
Chiaro, semplice.
Ai Wei Wei è un provocatore. Una figura grezza, che arriva a concetti ruvidi e fastidiosi con ignoranza e pochi esercizi di stile. Trovo il suo lavoro di pessimo livello, quasi nauseante nel complesso e lo disprezzo umanamente. E ha fatto centro, difficilmente mi innervosisco così tanto.
Quindi sì, direi che è da vedere.

POV 2
Sono uscita piuttosto interdetta, con una risata isterica tipica di quando sono incazzata nera per qualcosa ma evito di cominciare a parlarne perché se no non finisco più. Ma qui qualcosa devo dire e allora…
Non ho bisogno di uno che sputi sul Colosseo per  farmi capire quanto sia importante, grazie.
Non ho bisogno di uno che mi ribadisca il problema dei migranti ricoprendomi i palazzi di gommoni, anche perché l’Italia è l’unico paese al mondo che sta facendo qualcosa, per quelli stessi migranti. Non so se se ne è accorto.
Non ho bisogno di vedere centinaia di selfie, inclusi quelli di una panza nuda e primi piani horror, per farmi capire l’importanza della libera espressione e di internet. Così mi ha fatto solo salire il ribrezzo.
Non avevo bisogno di sentire una mia amica constatare che certe opere, una volta riportate in foto, sembrano il catalogo Ikea. Beh, probabilmente non è arte, ma solo una presa in giro che finge di esserlo. O forse, proprio per questo, lo è davvero.

Le foto della mostra

2 Comments

  1. L’ha ribloggato su Con lo zucchero nelle taschee ha commentato:

    Uscita, ho riflettuto.
    È stato istantanea ed immediata l’epifania che questa mostra fosse perfettamente riuscita.
    Le opere erano interessanti, alcune più anonime ed altre invece ben congegnate, ma appare subito chiarissimo – almeno a me – che al di là del gradimento artistico se una mostra ti fa così arrabbiare, in te ha smosso qualcosa.
    Chiaro, semplice.

    – POV 1 –

    Mi piace

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