In quel di Giardino Bardini

Firenze ci piace anche perché ha tante bellezze letteralmente da scoprire, da andare  a cercare spulciando tra i vicoli e le stradine meno frequentate.

Tra queste bellezze, spiccano i giardini ;  spesso nascosti dietro porte quasi anonime o nei cortili di palazzi che mai ti aspetteresti nascondere tanto ben di Dio. Ed è il caso proprio del giardino Bardini, situato sulla Costa San Giorgio e accessibile tutti i giorni dalle 8.15 (gratis per i residenti a Firenze!).

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In questo giardino, si mescolano e si susseguono vari stili e varie epoche, così come si sono succeduti i suoi proprietari.

In principio (1259) fu la famiglia dei Mozzi, ricchissimi banchieri che vantavano rapporti con re e papi,  proprietari dell’enorme palazzo adiacente al giardino. In epoca medievale il terreno era adibito all’agricoltura, con vigne e terrazzamenti, ed è solo dal Rinascimento che si può chiamare ‘giardino’ nel senso moderno del termine. Successivamente furono aggiunte istanze barocche tra le quali l’imponente scalinata centrale. All’inizio del 1800 i Mozzi – ancora proprietari! – acquistarono una proprietà confinante: Villa Manadora (voluta nel Seicento da Francesco Manadori e commissionata al prestigioso architetto Gherardo Silvani)  e l’annesso giardino all’inglese con tanto di Kaffehaus, grotte e percorsi quasi labirintici ideati dal terzo proprietario, Giacomo Le Blanc.

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Nel 1880, con l’estinzione dei Mozzi, le due proprietà passarono ai principi Carolath Benten che aggiunsero dettagli di gusto vittoriano. E’ nel 1913 che tutto questo patrimonio venne acquistato dall’antiquario Stefano Bardini, a cui si deve il nome attuale del complesso terriero. Abile nel suo lavoro e divenuto prestigioso a livello europeo, Bardini riuscì anche ad istituire un museo a suo nome (nel Palazzo dei Mozzi) con collezioni pregiate di cui sicuramente parleremo più avanti.

Dopo la morte del figlio Ugo (1965) e una diatriba sull’eredità, il giardino è stato infine riconosciuto come proprietà del Comune di Firenze, come per volere testamentario dei Bardini stessi, ed è stato soggetto a restauri conservativi e riqualificanti (2000-2005).

Ma passiamo al giardino vero e proprio che, per definizione di Stefano Bardini è “il giardino dei tre giardini”.

Dopo aver percorso un viale da cui si gode già una bella vista, si arriva alla zona “barocca” con la scalinata e i terrazzamenti abbelliti dagli iris e dalle fontane con i mosaici. Il tutto dominato da un piccolo belvedere (attrezzato con caffetteria) dal quale si domina una vista da togliere il fiato sui tetti fiorentini, compreso quello del cupolone.

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Meravigliosa la camminata sotto il glicine, in piena fioritura tra maggio e giugno.

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Più in alto gli ulivi e ciò che rimane dei vigneti e dell’orto, tanto che, vedendoli,  per un attimo vi sembrerà di aver deviato dalla vostra aristocratica passeggiata. Ma tranquilli, ci torniamo subito, seppur cambiando totalmente genere.

Passata la caffetteria, ci si infila nei vialetti del giardino all’inglese, tra statue, fontane e angoli di paradiso nascosti tra gli alti cespugli e lambiti dal piccolo canale.

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E poi ci sono loro, i veri protagonisti di questo magnifico giardino: i fiori.

Piccole note:

1.la collina su cui poggia la proprietà si chiama Montecuccoli e non potevamo non citare questo nome .

2. L’intero appezzamento è ben quattro ettari e si vede anche dal Piazzale Michelangelo. Si, è quell’immensa distesa verde sulla sinistra.

Attualmente il Giardino e il Museo Bardini sono gestiti dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron (qui il sito ufficiale). Come il nostro Bardini, anche Peyron era un appassionato di giardini e di paesaggistica. Sua era l’omonima Villa Peyron di Fiesole sulla quale aspettatevi un bell’articoletto ..

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